Sunday, March 5, 2017

Ti amo...come un cane!

Mercoledì scorso prima di prendere il mio treno regionale veloce ( si fa per dire perchè ha fatto un ora di ritardo) da Orvieto fino a Roma Termini ho acquistato il mio mensile preferito "Focus". In copertina vi era la foto di una scimmia ma il titolo la diceva lunga "EMOZIONI ANIMALI: le scimmie ma anche i cani, gatti e delfini amano, soffrono, gioiscono e si arrabbiano proprio come noi. Lo dice la Scienza!" Il regionale è un treno che va a spinta, si dovrebbe soffiare sull'ultima locomotiva ( polmoni sani) per fargli acquistare quei 3 Km orari in più sulla tratta. Ovvio questo dovrebbe far partecipe ogni singolo passeggero ma sono solo fantasie sulle quali ridere. Trenitalia ha il più grande riconoscimento nell'avvisare la propria clientela del ritardo e di scusarsi "IN CONTINUO" per il disagio creato. L'altoparlante e colui che da la voce dovrebbe essere insignito del premio Oscar come migliore interpretazione in un momento di fervida sfiga dove come da copione in molti non troveranno la coincidenza per arrivare a destinazione. Ma ritorno su focus, perchè i miei sensi di colpa sono tanti. Ho un cane e due gatti, non ho una scimmia, speravo nel delfino ma mia madre fin dalla mia infanzia non è mai andata oltre il pesciolino rosso "Velia il delfino non entra nel box doccia!". Quando chiesi della scimmia mamma fu più pungente "Ci sta Zia Nena dentro casa, parla con lei che stiamo allo stesso livello!". Chiudiamo la parentesi familiare complicata nella quale sono stata cresciuta, imbevuta anche da tutti i misteri fitti "gli animali portano le infezioni!" "Se tocchi il gatto ti viene la scabbia" "Dopo che hai toccato il cane immergiti nelle acque di amuchina con ace al 30%!" A casa mia si avvicendavano cani da caccia, il babbo cacciatore aveva lo spinone italiano che cambiava nome ogni anno, faceva le gare, vinceva tutto ma produceva tanta bava che per accarezzarlo ci voleva un mega rotolone di carta. Il primo? Si chiamava Astor, poi Asterix, Almo, Concetta, Almeida.
Cani comunque docili, buoni, propensi ad ascoltare quello che il padrone dice o comanda ma non alla figlia, perchè a me saltavano addosso per farmi le coccole e giocare ma data l'età mi mettevano solo paura. Arrivò l'era del cambio razza "il Cocker". La particolarità del carattere del cocker è quella dell’allegria, della giocosità e della grande pazienza, soprattutto nel caso in cui i suoi compagni di giochi siano bambini; grazie alla sua spiccata indole giocherellona e di cane desideroso di coccole, il cocker si dimostra un valido compagno in varie occasioni e grande supporto per tutti i bambini (è infatti molto utilizzato nella pet-terapy ed io c'avevo bisogno...giuro) Il possessore di un cocker può quindi stare tranquillo nel lasciare il proprio bambino a contatto con il cane, anche perché questo, vista la sua grande sensibilità, con il crescere si sente e diventa parte integrante della famiglia, ma a patto di seguire delle semplici regole quali, ad esempio, quella di insegnare al proprio figlio a non tirare le orecchie o la coda, a non mettere il proprio viso di fronte al cane (se non è questo che spontaneamente avvicina il proprio muso per dimostrare affetto o ringraziare) o a non urlare. Ma il ns Cocker nonostante fosse un grande cane da riporto passava più ore con me che con mio padre. La caccia era uno sport ed aveva bisogno di quelle attenzioni o coccole che ogni essere canino vorrebbe avere per sè. Io gli portavo il cibo tutti i giorni, trascorrevo con lui ore lunghe a giocare. Prendevo il guinzaglio e mi facevo tirare a bandiera per tutto il bosco, se scappava dopo un minuto era subito da me. "Champ" diminutivo di "Champion"; mio padre voleva che quel nome richiamasse un campione sulla caccia, sull'obbedienza, sulla lealtà ma col passare del tempo diventava più difficile portarlo a caccia. Ad ogni sparo lui si rifugiava sotto mio padre che attonito gli faceva la smorfia con la frase "ma che sei rincoglionito?". Certo dall'altra parte c'ero io che gli raccontavo le fiabe, gli davo i bacetti, extra food all'occorrenza e lo facevo divertire ed ecco che dopo lo sparo del babbo in piena caccia Champ si rifugiava nella baracca. Quante volte tornava a casa bagnato fradicio, si imbucava tra la stufa ed il mobiletto della legna e ad ogni urlo del babbo diventava così piccolo da scomparire. Pur avendo la sua cuccia fuori casa ogni tanto lo lasciavamo dormire dentro. Poi mi fidanzai e lui che non si muoveva mai dalla cucina veniva in sala a controllare cosa stessi facendo, si giocava a carte o magari si vedeva un film, io ero l'unica alla quale prestava attenzione. E quando un giorno mia madre mi venne contro, ovviamente scherzando con la scopa ( non volevo uscire a prenderle le sigarette)Champ diventò così cattivo da morderla. Ero io il suo capo branco e non c'erano storie. Che fine fece il ns Champ? Sparì un giorno di gennaio del 1993 dopo essersi slegato per l'ennesima volta. Pensammo sempre che qualcuno se lo fosse preso o rubato proprio grazie alla sua socievolezza.
Come dice Marc Bekoff, biologo evoluzionista "Ogni vertebrato è in grado di provare emozioni complesse, la domesticazione non ha creato animali migliori ma solo animali che tramite la ns vicinanza hanno appreso loro come provare certe emozioni!Ed il caso vuole che sia proprio il cane come caso più unico che raro a rappresentarlo!" Il lupo coraggioso ma stupido ( questa non gliela quoto ma sarà buonafede?)diede inizio a questo processo 30.000 anni fa, sconfiggendo la paura verso il genere umano. Nacque un patto di non belligeranza trasformatosi col tempo in amicizia sempre più stretta con il passare dei millenni. Uomini e lupi si contendevano le prede e si uccidevano a vicenda. Ma meglio condividere le prede anche solo con gli scarti che uccidersi: all'uomo la polpa, al lupo la carcassa. Col tempo mi addomesticai un topolino di campagna, gli mettevo dei pezzettini di formaggio sul davanzale della mia camera da letto e lui ogni giorno arrivava puntuale. Nel giro di un mese era capace di farsi accarezzare e poco dopo anche di entrare sulla mano per giocare. Non resistevo alla voglia di vederlo pimpante e festoso. Ma arrivò anche il giorno in cui mia madre tutta tronfia venne da me con lui morto nella pattumiera "guarda che ho trovato qui fuori, manco fosse scemo si è avvicinato e gli ho dato una botta secca!". Addio dolci ricordi d'infanzia, anche il topolino era rimasto sotto. Poi quando mi dicono che nell'infanzia hai dei traumi "hai visto che zoccola il topo?" ed io "però non somiglia a quella che sta col babbo, pensavo fosse innocuo!" Ma lei tutta piena di sè "Le zoccole vanno sterminate che portano infezioni" "allora il babbo quando torna a casa lo metti nell'autoclave?" Il tempo volge, si trasforma, io diventai Santa Velia degli animali vertebrati e non, amica dei rettili, insetti vari ma non trovavo pace. Il mio pesce rosso diventò ROSE' perche mia sorella volendo dargli più ossigeno nell'acquario immisse a mia insaputa tanta acqua ossigenata "perossido d'idrogeno". Il pappagallino sparì grazie a Micio Mao che riusci ad aprire la gabbia durante la visione della puntata de "il pranzo è servito". Volò lontano ma non ritornò più a casa. Ovvio che il cane è leale fino alla morte, perchè noi siamo la loro guida, il gatto lo fa solo se è felice e viene soddisfatto. Tra noi ed il gatto vale la tesi "uno tra pari" perchè non ci vede come genitori, non ha bisogno di noi per mangiare ma al tempo stesso non gli si può vietare di provare affetto nei ns confronti. Se un gatto è felice ce lo fa vedere, perchè è contento di farlo. Non ha dipendenze ma di sicuro non disdegna grattini e giochi rocamboleschi. E'un ottimo compagno col passare degli anni, lo vedo con Micio, il mio gatto rosso ( non è il pesce!) che alla veneranda età di 17 anni, tre zampe bianche ed una senza calzino sono per lui come una dea. Ma mai togliergli le sue voglie di fuga verso l'esterno, l'anima felina vince sempre nonostante la castrazione. Chicchetta Panterona ha solo 3 anni, ma dopo due parti e poi la sterilizzazione mi sembra una pantera nera per eccellenza, una belva tozza e scomposta che riconosce solo il letto, divano e se provo ad accarezzarla mi morde o graffia. Ma ho anche un chihuahua, preso al canile. Ecco qui ogni descrizione su questa razza non sarebbe adatta a questo soggetto che poi ho chiamato Mimì e che è un cane extra indipendente, non è prepotente, remissiva il giusto ed ha paura anche del vento. In me vede la salvezza, cerca la tranquillità che le è mancata vivendo in un gabbia a sfornare cuccioli da migliaia di euro. Per tre mesi non ha abbaiato, il vet mi disse "Guardi è un cane maltrattato psicologicamente, vedrà che col tempo la riconoscerà!" "Ma voglio dire gia c'ho bisogno dello psicologo e devo pure sta dietro al cane?" Il mio amore unico? Renard il mio golden retriever, trovato sperso in un paesino della Costiera amalfitana. Con lui ho trascorso 13 anni della mia vita. 13 anni della nostra vita spazzata via dal male ma stracolma di amore. Ecco oggi quando mi chiedono come si fa ad amare un animale, rispondo decisa e disincantata "se non lo vivi non lo sai!" E quell'estraneo che un giorno mi accusò di volere bene più al cane che a lui posso rispondere oggi che ho vissuto quell'agonia per 3 mesi da sola, tra cure, pappette, flebo da sola. Forse l'amore del mio cane nei miei confronti era più forte di ogni sentimento. Era lui ad amarmi sopra ad ogni cosa. Era lui che quando mi vedeva abbattuta mi prendeva la coperta intorno alle gambe e faceva guardia affinchè nessuno disturbasse il mio sonno fragile e combattuto. Io con la polmonite sul divano, lui in fin di vita ai miei piedi. Per questo motivo riterrei opportuno dedicare al mio Renard un post a parte, lui sarebbe da film. Senza troppe lacrime ma con tanta gioia. Chi sa regalare amore non ha bisogno di essere rimpianto perchè ha fatto il suo percorso. Perciò mentre ho finito di leggere il dossier di Focus, ricevo la chiamata di una nota ditta che studia l'alimentazione per gli animali, cibi fatti in casa per i ns amici a 4 zampe. "Scusate sto sul regionale veloce ma è lento, mandate la mail e sarò a vs disposizione, domani ho una diretta su RaiUno e già sto incasinata, Tempo e Denaro! " EMAIL ARRIVATA....LAVORI IN CORSO!!!! ps: non posso aiutare i delfini che non entrano nel box doccia, i pesci con le meches, topi zoccole, pappagalli in fuga e non tollero uomini senza coraggio IN FEDE....ma vera FEDE IO TI AMO::::COME UN CANE!!!!! VELIA

Saturday, December 24, 2016

Ultimo Natale Antico

Quanti di voi, noi, essi, coloro i quali, non hanno un bel ricordo del Natale? quello trascorso in famiglia??? Ovvio da bambini quando si credeva a Gesù Bambino, lui che dopo la mezzanotte nasceva in una capanna nella lontana Betlemme tra il raccordo anulare e la Cassia. Un bambin Gesù biondo con gli occhi azzurri nato e riscaldato tra un bue raffreddato ed un asino volante. La Madonna era bellissima, anche lei occhi azzurri e capelli dal castano- biondo platino ( colpi di sole non riportati nel vangelo) . Nel Presepe la culla rimaneva vuota fino allo scoccare della mezzanotte. Noi intenti a scartare i regali pregando che la letterina mandata a quel piccolo santo figliolo fosse stata inoltrata anche a Babbo Natale. Il grado di parentela? Mi è sempre mancato questo passaggio. La maestra mi guardava storta e mezza intorpidita davanti alle domande di una settenne meno sveglia degli altri ma che guardava alla vita con occhio più maturo e senza magie di fondo. Il mio ultimo vero e definisco VERO NATALE perché vissuto con la più totale inconsapevolezza e leggerezza. Nonna Parisina ( toscana DOCG) e Nonno Gastone ( di Narni IGT) il natale lo vivevano tramite la cucina. Si partiva verso casa il pomeriggio della Vigilia di Babbo Natale e noi bambini eravamo in riga. In primis Babbo Roberto aveva già tirato a lustro l’auto dell’anno (le cambiava a ripetizione che credo nell’84 fosse il boom della renault) della serie, in auto durante il viaggio da Monterubiaglio a Chianciano Terme il babbo non avrebbe creato condensa e anche alla minima apparenza di essa non avremmo potuto scrivere qualcosa sul vetro pena la rimozione di ogni singola falange, falangina e falangetta. Mi ricordo che in quell’anno poco prima di partire vidi il film oramai “stravecchio”del 59 “Viaggio al centro della terra”. Vi giuro che negli anni 80 davano questi film in pasto agli infanti tra giganti funghi commestibili, dinosauri e tempeste magnetiche. Perciò dopo essersi goduti il film ( io da me medesima…sola e su Rete4) ci si metteva in viaggio per la cena che avrebbe avuto luogo in Toscana dai NONNI PATERNI. In primis devo ricordare ai figlioli di adesso che ai quei tempi mamma e papà già partivano incazzati, segno che non avresti MAI prendere atto di ogni singola richiesta decidere una tappa, fare capricci o solo dire “mi scappa la pipì”. Si partiva con la voce sommessa di mamma che era un avvertimento “sappiate che io vi posso proteggere ma non avrò scelta se mi portate all’esasperazione per evitare il divorzio!”. Noi in auto, la parola divorzio non la sapevamo descrivere ma significava o avrebbe significato la fine anche alla sola domanda “Babbo Natale può volare?”. A mia sorella “ Franci che te frega se vola? Fatti gli affaracci tua no?”. E se babbo Natale volasse non ci è mai fregato nulla specie una volta arrivati a destinazione perché vedrai le sorelle del babbo, sempre fighe e tirate a puntino con le loro figlie e pseudo fidanzati dell’anno. Ovvio che a 11 anni anzi 10 perché l’anno l’hai finito da poco ti chiedi “ma chi cacchio mi ci ha portato qui?”. Invece trovi e ritrovi la solita aria di festa, ovvio con tutti i filtri che l’infanzia permette. Nonna Parisina, cuoca di mestiere non stava lì a fare la magica. Da verace toscana tirava fuori il meglio di sé “Oh ‘citti” stasera si mangia un bel po’ di cose bone” Vi giuro che quando si entrava in quella casa di campagna i profumi erano senza parole o descrizioni perché Nonno Gastone supervisionava tutto all’ennesima potenza che persino Nonna Parisina era muta nonostante le sue numerose performance culinarie. Le mie uniche cugine belle come il sole Monica e Manuela e Paolo primogenito della prima figlia dei nonni erano come un tesoro da custodire che l’Unesco secondo me non avrebbe fatto in tempo ad inquadrarli come “patrimonio”. Eh Si Monica era fidanzata con un certo Gaitano o Andrea che presenziò la cena solo per il dolce. Nonno Gastone gli chiese bonariamente “Cosa pensi del mio vino?” e lui rispose “quello mio è più bono!”. A quella frase io tremai come una foglia, sfidare mio nonno avrebbe equivalso alla fine del genere umano. Chissà perché mentre tutti stavamo con la goccia di sudore sulla punta della palpebra Nonno disse “Vi sfido tutti a carte….vediamo chi vince!” PRE TRAUMA Avevo già fatto accenno della non condensa sull’auto di mio padre ( il mi babbo) perciò riscaldamento a palla ma finestrini aperti anteriori perché da fumatori incalliti meglio avere una polmonite anziché un cancro a lunga gittata. Certo io sorridevo con mia sorella a fianco che il mio babbo “”ahoooo ma che ve ridete? Una volta arrivati tutte e due in riga!”. Sempre in riga, sempre precise ed educate come da protocollo. “Il nonno le vole poche il babbo meno!”. Perciò una volta arrivati in Toscana dai nonni (45 minuti di auto e apnea totale) i nonni ci hanno accolto con tutte le cure dell’attimo sfuggente “Tesssoro oh cittine di nonna toglietevi il capotto che lo porto in camera, vi faccio anche il letto, il pigiama è pronto caldo caldo!” Ed io avevo già la chiara sensazione “Francy stasera dormiamo qui” ovviamente mia sorella più piccola non poteva arrivarci “Io voglio la mamma!” ed io nel piccolo per essere stronza “Stanotte dormi col nonno che non ti fa la pappa!” Ebbene io ben sapevo che Vigilia racchiudeva un pacchetto più ricco di quello enunciato in prima battuta. Ma io di natura freddolosa mi misi fissa davanti alla stufa a legna. Baci e abbracci dagli zii e cugini ma soffrivo così tanto freddo che nonostante nonna Parisina spentolasse io ero un pinguino travestito da odalisca. E Dio volle benedire la piccola Velia tremolante con il tubo della stufa, se ne venne giù tutto di un botto, Nonna spentolava vistosamente, vigorosamente e magari qualche mossa di troppo PATATRACCHETE. Io non avrei voluto essere intubata, ma quel tubo mi prese in pieno facendo saltare per aria l’acqua della pasta che bolliva. No non mi feci nulla di male a parte essere leggermente più scura per colpa della fuliggine, bionda, olivastra e affumicata al punto giusto. Nonno Gastone partì con la borsa del ghiaccio per farmi assorbire il bernoccolo sulla fronte. Chiamare il telefono azzurro? Congelata, tremolante, sbattuta, ustionata e fuligginosa mi stavo quasi per scaldare e la borsa con acqua ghiacciata mi faceva entrare in ibernazione totale. TRAUMA CRANICO Il tubo che mi aveva colpito aveva colpito l’attenzione di ogni singolo astante, Nonno che insultava la povera Santa Maria Goretti che io non conoscevo e che di certo non aveva colpa dell’accaduto. Mi misi in un angoletto spaventata ma in silenzio perché se Nonno Gastone bestemmia e Nonna Parisina cerca di mettere pace ad una scalmanata compagnia non è facile. Non fu facile vedere il mio primo trauma cranico uscire da quella testa cotonata di biondi boccoli. Ero vistosamente gonfia e Nonno ogni volta che mi guardava ce l’aveva con Santa Maria Goretti. Pensavo, ero già un essere pensante “Ma questa santa cosa gli avrà mai fatto per prendersi tutte ste imprecazioni”. Parliamo di maschilismo, una donna non è santa se vuole morire per la propria verginità ma come dicevo a mia cugina “Il babbo dice che se non si è vergini fino al matrimonio poi non ci sposa nessuno?!”. Mia cugina più grande rideva come una pazza, io non ridevo ( era proibito dal protoccolo), io non piangevo (era furviante per il protocollo) e mia cugina “Sai lui ce l’ha con sta santa perché non l’ha data via in tempo!”. Ovvio che a 11 anni che ne sai come è il mondo!!!??? Lo vivi per l’età che hai, sai solo che il Natale è il trauma primario, una festa che non ti rappresenta, i santi li lasci in paradiso e vai a fare catechismo, la recita struggente del fine scuola IL SOLE ecco che arriva il Natale vero Il menù tipico della serata era fatto di legumi, baccalà fritto, bruschette varie e piatti di pesce che Nonna Parisina preparava solo per la Vigilia. Nonna cantava e Nonno bestemmiava. Gli venivano bene al punto che esaurito il calendario 1984 già cercava quello del 1985 per battezzarlo secondo sua tradizione. Ma dovevamo aspettare l’arrivo dell’ultima persona invitata: mio cugino Paolo, lui faceva il militare, 21 anni primogenito di mia zia e primo nipote per tutti. Lui festeggiava il suo compleanno il 24 dicembre nonno il 25 dicembre. Era questa la vera festa e propria, unire due compleanni e trascorrere ore di sano divertimento. Paolo arrivava come il sole, perché solare di sua natura. “Oh citto della nonna sei così magro che devi mangiare!” Si Paolo era il sole per tutti, anche per me che lo guardavo imbambolata al limite di una perturbazione amorosa incestuosa. Mi ripetevo “ma quanto è bello mio cugino? Ma quanto è dolce mio cugino”. Il suo sorriso confortava Nonno che aveva smesso di bestemmiare e che quasi lodava Santa Maria Goretti. Paolo illuminò quel Natale come una stella cometa “Velia sei bellissima, pensa a quanti ragazzi ti verranno dietro?” Io sorridevo un po’ in imbarazzo poi lo prendevo al collo e non lasciavo più per tutta la serata. Nonno voleva giocare a carte, Paolo accettò di buon grado per poi far unire mio padre e gli zii…..ma attenzione Nonno aveva un Tic nervoso e barava fino all’osso. A fine serata noi donne in chiesa, l’unico uomo è Paolo ad unirsi a noi stretti mano nella mano. Si vabbè avevo chiappato un tubo della stufa, avevo pianto internamente per farmi vedere forte. Paolo ci tenne per mano fino alla comunione, non ci lasciò un secondo. “Dai che stasera si fa baldoria e scartiamo i regali, poi vi racconto cosa ho fatto negli Stati Uniti”. Noi tutte in brodo di giuggiole, Nonno piangeva mentre scartavamo i regali, si alzò da quel tavolo e se andò fuori per pochi minuti. Chissà cosa ci fosse in quel cervello? Un modo per nascondere la propria emotività e farsi sempre chiamare “Brontolone!”. Dormimmo tutti in un megaletto dove racconti, storie prendevano corpo “Velia ma tu gli vuoi bene al nonno Gastone” io come una cogliona dissi “Si però a volte è cattivo, a volte non so se scherza o dice sul serio specie se fa l’occhietto!” Paolo, io e Francesca dormimmo in quel lettone a 4 gradi sotto zero “Nonno è pure tirchio sul riscaldamento”. Pochi minuti dopo era tutto funzionante, sembrava di stare alle Maldive o come diceva Paolo “Avete visto? Benvenuti in Florida ora vi racconto la mia avventura ad Orlando. Mia sorella “Chi è Orlando?” ed io “Fatti i cacchi tuoi dormi che Orlando è morto congelato!”. Da quel Natale raccontato con leggero sarcasmo al punto giusto siamo arrivati a 32 anni dopo e non ho più vissuto, aspettando babbo natale o Gesù bambino. Ho pensato a Babbo Nasale per le immense sinusiti che beccavamo ( Grazie al mio angelo custode Marco Angelucci e le sue uscite fantastiche) ai mal di gola e placche curate con pennicellina e siringhe di vetro che bollivano sul fuoco. La vita poi ci ha stretto in un abbraccio, quello della vigilia 84, Paolo ripartì per il militare e non tornò più perché Dio chiese la sua vita. Non so se io lo abbia mai accettato, non l’ho mai sognato, l’ho cercato per mari e monti senza risultato. Nonno non si riprese da quella botta, noi pure, il Natale finì così perché festeggiare non avrebbe avuto più senso. L’immagine di un bambino scolpito rimane in Gesù appena nato, sempre biondo, occhi chiari, bello paffutello. A noi ce lo avevano portato via e smettemmo anche di fare il presepe. Ma dio ha strade infinite nonostante Nonna Parisina continui a cucinare mio padre assieme a Lucia hanno dato alla luce un figlio bello come il sole. Si chiama Paolo ed è mio fratello. Oggi Nonna Parisina vive per lui che ha 19 anni, la porta in giro a fare shopping, mi fanno ridere le loro discussioni su come si parcheggia l’auto, fino all’acquisto dei cosmetici “Oh nonna ma ti fermi pure qui??” e lei “Oh citto la nonna mette anche la crema antirughe sai?” La vita ci cambia, ci trasforma non è un Natale a fare la differenza, è un giorno come un altro per allentare la cintura dal troppo cibo. Un giorno per gioire o soffrire. La ricetta per un Natale perfetto non esiste, leggiamoci dentro ed il poema è già scritto. Auguri a tutti per una vita sana e senza sofferenza, a chi ci legge nel cuore possiamo solo donare l’anima. Al Diavolo il resto…….
https://www.youtube.com/watch?v=LRP8d7hhpoQ

Friday, October 28, 2016

Un algoritmo con l'anima

Anche un algoritmo ha un anima: cucina alternativa
Purtroppo non ho mai avuto la passione per la matematica. Mia madre mi ripeteva “Perché non studi? Perché non ti applichi?” Ma la matematica che non è un opinione ma una scienza esatta a me faceva paura. Io non la comprendevo, era come assimilare dati assurdi tra variabili, x o y che stanno vicino a numeri o lettere che per me si ergevano come muri. Già dalle elementari io soffrivo nel pensare a quanta velocità il treno andasse per recuperare ritardi o per farci calcolare dalle soste a quanta celerità potesse avere. La mia domanda alla maestra Antonia “Maestra ma se il treno parte in ritardo il problema perché deve diventare il nostro?” Ovviamente le maestre stavano lì per insegnare, finchè il fruttivendolo vende 30 pomodori, tre le dà alla cugina, 5 le da a sua sorella che però gliele riporta indietro due. La mia domanda alla maestra Antonia “Maestra ma perché la gente non è mai decisa neanche quando fa la spesa?”. Questa è solo una piccola premessa del corollario di aritmetica e diciamo di matematica basilare senza purismi dove le sottrazioni e le addizioni non erano un problema, persino la moltiplicazione dei pesci e del vino cercavo di capire…ma era un’altra materia, religione. Per le divisioni fui mandata per due anni a ripetizioni da una ragazza dolcissima che si chiamava Laura o Lalla per gli amici. Aveva tanta pazienza, credo anche troppa nei miei confronti. Finché fai le divisioni con numeri pari ok, ma se ci devi mettere la virgola NO ( Laura ma la virgola non si usa in italiano?). Perciò a molti devo specificare che ho fatto il Magistrale in seconda battuta. La prima scelta cadde su Ragioneria , io? Che la matematica proprio l’avevo sotto le scarpe firmate “Ora so cacchi tua”. I voti? 2,3, 4 si sprecavano. Poi un giorno accadde l’imprevisto tutti erano pronti per andare a fare piscina, educazione fisica ed io non presi l’autobus perché non trovavo il mio zaino nascosto dai soliti “nemici bulli”. Richiamata dal preside e sotto assedio furono avvertiti anche i miei genitori “Dovremmo parlare, forse sua figlia fa uso di sostanze stupefacenti e voi non ci avete fatto caso!” Mio padre nominato ZORRO, è uno tutto di un pezzo, io la figlia femmina che fa uso....uso de che???????????? lo dico perché oggi è calmo e sarà pure l’età della maturità ma si risentì non poco “ma l’avete messa nella sezione F, all’ultimo piano, ultima stanza che in caso di evacuazione quella me rimane in classe dal terrore e non perché se droga!” La prof di Stenografia oramai ci ricamava sopra “Buongiorno De Angelis, di grazia che non hai le mutande sui pantaloni!” Stiamo parlando di quasi 30 anni fa. Non vi era riscaldamento ma la stufa a legna. Ed io essendo freddolosa mi facevo il carico della legna col bidello e poi ero io che alimentavo la stufa. “De Angelis per colpa tua io dovrei morire di caldo?” “ Ma no professoressa ho solo messo un legno adesso!” E lei con aria di sfida “De Angelis non sopporto il tuo sguardo, non sopporto la tua presenza persino quando ridi alle mie barzellette, perciò fuori dalla classe!”. Io andavo fuori dalla classe, in un corridoio anonimo, la sezione F era fuori dal mondo, scendevo la prima scala per ritrovare i bidelli che mi davano il pezzo di pizza che avevo ordinato per la colazione. Avrei potuto stenografare al cesso sui muri “ammazza quanto sei stronza!”. Il metodo MESCHINI, di Erminio Meschini, scrittura veloce tachigrafica……perché in molti non osano a studiare l’etimologia delle parole. Già “Tachi” e non è giapponese ti può colpire al cuore o farti venire una Tachicardia fuori norma.
Infatti durante l’inverno studiavo e facevo ripetizioni da una delle più grandi professoresse di stenografia e lei non solo mi insegnava ma aveva una grande umanità. La professoressa LOLLI…..lei il mio angelo! Dopo ogni lezione mi diceva “come è possibile che ti dia un 3? Io sto dettando i testi , tu scrivi e sei nella piena sufficienza!” Però stavo sempre o fuori classe umiliata scazzatissima o mi rifugiavo al bagno della scuola o dalle bidelle “Velia ma come mai ti butta fuori dalla classe?” ed io “Perché quella è una donna travestita da uomo, alta due metri e larga quanto la porta, racconta aneddoti, barzellette, non si può ridere ma sorridere, ha il potere di terrorizzare tutti e quando arriva a me che sto a mano alzata per sapere quando posso andare al bagno ma ecco me la sono già fatta sotto!” Per la matematica c’era un ragazzo bravissimo che per mesi mi ha fatto ripetizioni, i suoi occhi celesti erano l’infinito, la mia pagina bianca veniva ricamata dalla sua penna e mano tremolante. “Ehi occhi blu” ecco Vasco Rossi l’ha scritta molto tempo dopo, ma “Occhi blu” era il mio eroe. Era un genio della matematica, stava dando esami ad economia e commercio con una precisione avanzata e lo frenava il lavoro sennò se laureava solo con lo sguardo. A maggio di quel famoso anno io avevo recuperato le insufficienze ed avevo anche un bel 9 di francesce che spiccava su tutto. Ne andavo fiera come una medaglia d’onore, sapevo che sarei stata rimandata di qualche materia ma non di essere bocciata. Perché se la Prof di stenografia ( pensate ad una stenosi arteriosa….uhhh) mi mette 2 la media del voto delle altre materie si abbassa. Non c’è mai fine al peggio no? Se la matematica non è un opinione e non mente, a me aveva ciulato il quadro di quella mattina di metà giugno. Non la presi bene, a casa molto peggio che a quel punto se mi fossi drogata almeno la scusa sarebbe stata più plausibile. Un algoritmo è un procedimento che risolve un determinato problema attraverso un numero finito di passi elementari. Io stavo soffrendo di Algoritmia Stenografica. I passi elementari li sapevo tutti ma c’era troppa confusione su quale cosa fosse buona e giusta: cambiare scuola? Darsi all’Ippica? Fare ginnastica artistica per rompermi una rotula? O semplicemente smettere di studiare e buttarmi nel mondo del lavoro. Ma a 14 anni siamo piccoli, siamo teneri, non abbiamo la lucidità e la certezza “matematica” su cosa faremo in un futuro prossimo. Io mantenevo il sogno del liceo linguistico ma era futuro anteriore, privato e costoso che solo la retta avrebbe superato l’affitto di casa e chissà persino elettricità e riscaldamento. Avevo il cuore in gola quando chiesi la seconda chance a mamma e papà. “Io non devo fare per forza il linguistico, ma non vorrei mai fare ragioneria perché ragionando bene aldilà della matematica io non ho mai avuto nessun supporto da amici cari, voi già mi vedevate ragioniera e segretaria dietro a qualche scrivania e vi ho deluso. Però fatemi provare ancora e non vi deluderò!” Il lutto algoritmico stenografico durò tutta l’estate, ero in punizione. Perciò niente uscite con le amiche, io passavo il tempo in cucina con mamma che poi la mattina lavorava ed una volta rientrata pretendeva casa lucida, pulita, ordinata. Io lo facevo con piacere ma con il senso di colpa che non mi abbandonava mai. Invece l’algoritmo della vita ha passaggi più semplici, mi sono iscritta al Magistrale dicendo “Vedrete mamma e papà, sarò una brava insegnante e poi se mi gira mi laureo pure in pedagogia!” Io mi ricordo facce sconvolte della serie “Ma fare la parrucchiera non ti piace?” “Ma non era meglio che stavi a casa in cucina che fai una pizza da urlo” Quel MA rimasto in sospeso, decantato o infuriato non aveva senso, una congiunzione astrale più che grammatica o drammatica. Contrappone la frase ma il significato NO…. RISULTATO della scelta ? Una delle prime della classe, finalmente comprendevo la matematica ( la proff mi illustrava passo dopo passo le espressioni matematiche….. ..voglio dire regà se fanno alle medie!!!!), studiavo con le corde alla sedia ma avevo una grande capacità di sintesi. Se si sta attenti a Scuola i compiti sono una passeggiata. Scopro il latino, scopro persino il gerundivo come aggettivo verbale latino, sconvolta ma curiosa “ Mi scusi professoressa, quello che si forma col gerundio è pazzesco!” e lei “Si ma in prima classe US. A. UM ed ha valore passivo tesoro!” A me quel tesoro di professoressa l'ho nel cuore quando si studiava il genitivo, l'accusativo, dativo, vocativo io la provocavo sempre "Ma professorè un dimostrativo con tutte ste fresche?" e Lei rideva.............perchè quando c'è scambio, condivisione anche la materia più ostica diventa fantastica!
Passivo? Passivo? Ma è la chiave per arrivare persino ad altre lingue ed usare verbi che per quanto decaduti nella ns lingua parlata e scritta fanno la differenza. PENSANDO "Alea iacta est" L’algoritmo potrebbe trovare la strada per il dado che è tratto, ci si farebbero formule, assunzioni e chissà una vita immortale. Ma sono uscita da quella scuola con 60/60. Al metodo Meschini ho preferito il metodo Montessori, ed ho sposato “Occhi blu” tutto perché l’algoritmo matematico fa i giusti percorsi, ma ci sono le variabili, viali alberati dove le foglie mentre cadono ti si attaccano addosso. E se penso che il caso abbia voluto che Vasco Rossi fosse finito nel video del mio matrimonio “Ehi Occhi Blu Ehi Occhi Blu la verità è che senza tante parole io sento i brividi, i brividi d'amore!” No era la gioventù e la voglia di crescere troppo in fretta, l’amore ha sfumature diverse ma è ovvio che quegli occhi blu non me li dimenticherò mai. Che Dio benedica i suoi cari e compagna e che trovi una vita di gioia e felicità senza una pazza scatenata come me........perchè la coppia fantastica sono loro.

Saturday, August 6, 2016

Il mio metro quadrato di cuore

Non so perchè mi è venuto in mente stanotte. Una nottata insonne dove l'unico pensiero volava verso un posto che io definisco "Mio" non perchè utilizzi un aggettivo possessivo ma solo un aggettivo emotivo. Nel mio metro quadrato di cuore, una cucina piccola ben attrezzata dove mi ci sono ritrovata nel lontano 2006 "Velia giusto il tempo di trovare la persona che ti sostituisca!" Volente o Nolente. Non era di certo il mio sogno perchè ambivo a fare altre cose: portare avanti la scuola di cucina, viaggiare, avere un uomo a fianco, prendermi cura della casa ed essere semplicemente serena. Ma Dio volle che quel passaggio non fosse per me così corto. Sia io che il mio compagno facemmo in modo che tutto funzionasse come un macchina da guerra, anche se il termine appare forte e leggermente inappropriato. Il lavoro è lavoro..."business is business": le prime parole che imparammo lungo il ns lungo soggiorno in Inghilterra. Dove ci venivano col il cm a controllare la posizione dei piatti, la giusta lontananza dai bicchieri e le posate sempre perfette. Ed ora torniamo a quel metro quadro di cuore, nessuno può avere idea di quanto abbia lavato, pulito, sistemato, cucinato in posti così ristretti abituata a ristoranti che sfornavano mille persone al giorno e lavavo pentole dove vi cadevo dentro. Per me la primaria difficoltà ad equipararmi con la gente del posto che non aveva ben capito cosa si stesse aprendo. Una Champagneria! Dove avresti potuto sbicchierare champagne senza per questo sorbirti una bottiglia, ampia scelta, niente lavagna, niente menù se non la lista dei vini o appunto champagne. Una formula vincente perchè con poco in cucina ( mai fatta una lista della spesa se non per le materie principali. farina, uova, zucchero) per il resto io cucinavo quello che portava il mercato o semplicemente quello che Gianluca trovava disponibile. Non ho mai fatto piani di ricette "Domani farò la mousse di Gianduia, una creme brulèe". No mi sono sempre affidata a cose basiche e genuine. Si mi spiace di essermi lamentata più di una volta perchè ero stanca, affranta, pesante una sorta di peso "sviaggiante" con l'unica qualità "tornare sui miei passi perchè la passione non conosce limiti". E nacque il "Cicchetto" grazie anche al ns amico Gianni Frasi di Verona, che era ed è tutt'oggi il torrefattore del caffè che viene servito. Cucinare a braccio, il mio sogno da una vita, senza restrizioni, cambiando ogni giorno e facendo in modo che la gente si sentisse a casa, perchè dal 2006 ad oggi le nuove generazioni crescono è per questo che rimane un locale dove coppie si sono incontrate,hanno festeggiato la laurea, persino matrimmoni e bambini che oggi fanno l'aperitivo coi nonni grazie solo ad una formula non studiata a tavolino ma donata dal cuore che si va avanti. Oggi di quel locale sono una cliente, per mia scelta, per mia vocazione. Non mi manca solo perchè fa caldo ed il mio corpo ovviamente non è più in grado di sopportarlo. Io credo che certe parole dovrebbero restare negli abissi, insieme a quei pesci che temono la riva e i piedi dei turisti. Oggi La C#ampagneria gode di ottima salute, tanta fatica sia per la sala che per chi sta in cucina a loro va ogni mio ringraziamento. IL mio metro quadrato di cuore è passato nella mani giuste e di questo ne sono consapevole. Penso spesso alle serate che diventavano albe con colori unici e indimenticabili. Nessuno potrà farci un quadro o scattare una foto equivalente. Oggi la formula non è cambiata perciò il gossip lo lascio a chi non ha nulla da pensare o ricamare. Perciò vi lascio una ricetta semplice, quella che possiamo fare tutti per non sentirci così completamente "accaldati" magari aspettando che si rinfreschi un pochino.
Biscotti salati Ingredienti per circa 20 biscottini salati 250 gr ricotta fresca/o equivalente come yogurt, stracchino, Philadelphia o per i più golosi mascarpone o panna 150 ml olio di semi di arachide o mais ( olio extravergine a scelta se è ben pulito senza fondo) 16 gr lievito baking ( Pizzaiolo busta gialla pane angeli o equivalente) 200 gr farina ( se usate formaggi più liquidi dovrete aumentare la farina del 25% sul totale) Sale q.b 1) Unite la ricotta, olio, farina e sale in una bowl o ciotola capiente avendo cura di setacciare il lievito. 2) Lavorate con le fruste in modo da creare un impasto soffice e che non attacchi alle pareti della ciotola. 3) Fate piccole palline su carta da forno aromatizzando a piacere ogni singolo biscotto con semi di sesamo, timo, semi di papavero. 4) Infornate a 180° a forno preriscaldato per circa 15 minuti. VARIANTI: potete farli ripieni di prosciutto a cubetti, aggiungere del parmigiano o pecorino o creare un panetto lungo che stenderete col mattarello su carta da forno. Riavvolgete l’impasto su sé stesso e poi tagliatelo con la spatola creando giochi di colori e sapori. Questa è una base semplice e veloce, piacevole anche per la versatilità. Buon appetito, il metro quadro di cuore è per tutti!!!!! #c#ampagneriaperlageorvieto

Sunday, January 17, 2016

Metti il goniometro in cucina: avventure di straordinaria follia gastronomica con Marcello Valentino

Solitamente quando decido di andare ad un evento non sono mai sicura di organizzarmi in tempo e quell'insicurezza iniziale prevale sulla scelta finale: "non ci vado, col treno poi sarebbe una vera ammazzata, però rivedrei Marcello Valentino e sarei supportata da Cristiana che mi fa da baby sitter, mamma, sorella, angelo custode!". Al messaggio della notte prima avevo fatto chiarezza in me specialmente su whatsup "No ce la faccio col treno, se partiste in auto forse verrei senza un un minimo dubbio". Ciao ANEMA & CORE tutti hanno strappato il biglietto già fatto da Trenitalia e Cristiana mi propone il piano Zeta ( dopo quello solo cuore con un defibrillatore a portata di beauty case per eventuali problemi)lei con sua grande disponibilità "Prendo L'auto e vengo di corsa da te!". Si il mio desiderio era semplice e basico, ritornare a lavorare a fianco di Marcello Valentino, fare il corso con lui e poi degustare la cena prevista presso il Mulino di Arezzo. La compagnia piacevole di Cristiana mi avrebbe fatto ritornare il sorriso un pò spento di questo ultimo periodo. Premessa iniziale sono parita quasi in pigiama, nel mio beauty case o beautiful case ho messo solo il necessario, maglietta di lana di ricambio (avete presente quelle de nonna che arrivano fino al ginocchio?) un maglioncino e qualche trucco per fare le magie. Niente scarpe da donna letale o fatale ma ginnica al massimo. Il viaggio verso Arezzo tra biglietti del treno strappati, ha fatto in modo che altre persone si unissero al gruppo, il mio chihuahua Mimi che in vita sua secondo me è il più girovago di tutti. Perciò minivaligetta anche per Mimì che tutta felice sale sul trasportino non sapendo che le aspetterà un esperienza enogastro-canina all'ennesima potenza. Il mulino è situato in un posto un pò impervio di Arezzo e devi conoscere la strada, Marcello mandava messaggi su whatsup "Dove state, quando venite, dai dobbiamo lavorare sul menù di natale!" ma a me in auto s'era svegliata una fame atavica pre pranzo perchè non avevp fatto colazione, avrei gradito un cappuccino caldo. Detto fatto anche se sulla tabella di marcia non vi era nessuna fermata prevista, Lello ci ha fatto accomodare in un bar pasticceria degno di nota. Per me Mini sacher Torte, cappuccino e poco dopo e si arriva all'Agriturismo Il Mulino.
La location si rivela subito una dimora d'epoca,un mulino del XVI secolo totalmente ristrutturato, situato in prossimità di un torrente che scorre tra le due colline adiacenti alle pendici del Monte Lignano. Noto immediatamente la nebbia "Eh si oggi è un pò umido" mi fa la signora Anna padrona di casa, anche lei mezza attorcolata per rifare i bordi alle tende, metro al collo. La signora Anna col suo sorriso paziente ci guida verso la ns camera che sta all'esterno cioè dislocata aldifuori del complesso base. "Si per voi abbiamo optato per la dependance, così avrete maggior privacy e vi potete riposare quanto volete!"
La nostra camera In-dependence day è pronta, è un appartamento dove pare di averci vissuto da una vita, bellissimo, con un mega king size bed con e cuscini con scritto LOVE. "Oh Cri, portasse bene!". Cucina coloratissima "Oh Cri se ci viene fame stanotte facciamo una carbonara!". Si accende la stufa in pellet "Oh Cri non è che piagliamo a foco?". Nel bagni ci aspettano profumi di ogni genere, creme, sali da bagno ma la camera era ancora fredda ed abbiamo aspettato che si scaldasse l'atmosfera. La signora Anna ci informa e ci istruisce come scaldare al top l'appartamento, ovviamente io rimango in giaccone, Cristiana col montone e Mimì col cappotto. Ci prepariamo per scendere in cucina, ci si veste e ci si da un restauro decente. "Oh Cri ma perchè quando io e te andiamo in giro abbiamo la costante del ghiaccio in camera, stasera mohito per tutti!" e lei "Ma no già si sente che sta scaldando, e stasera qui saranno i tropici". "vabbe va lascia la porta del bagno aperta che ho provato un cleenex e sembrava carta vetrata" Ma Mimi? Lei ha la sua cuccia, si è gia innamorata della stanza e dei suoi tappeti fatti di pelle di renna, si rotola, salta, balla. Si scende in cucina, con abbastanza fame ma lo chef sa e noi pure che durante il servizio non si mangia, è la sua filosofia affinchè non si perda concentrazione. Marcello mio, io sono tutto il contrario, se non mangio non produco e soprattutto la concentrazione di zuccheri si esaurisce con poco tempo, il mio metabolismo sta bruciando anche il pellet della stufa ed il tappeto di pelle di renna. Baci e Abbracci perchè lui è il mio Chef, grande amico, condivisione di esperienze fantastiche. Con lui si tagliano tante verdure, carciofi, zucchini, broccoli, carciofi, lui parte con salse e si inventa piatti che al palato fanno toccare il paradiso. I corsisti impazziscono divertendosi con la nuova brigata.....io e Cristiana e Lello. Marcello mette il piede sull'acceleratore e tira fuori la grinta dei fuori classe. La cucina era al pian terreno, la cucina di Hans & Gretel, oppure la cucina di una nonna maga dove sopravvivono scaffali e mobili ricolmi di ogni ben di dio. Io e Lello abbiamo sgusciato un pentolone di gamberi ridendo e scherzando "ma non ci sta proprio nulla da granocchiare?"
Noi facciamo in modo che le postazioni siano libere, ognuno col proprio tagliere, coltello, grembiule, canovaccio e cappello. Marcello "Si Chef?" " Per favore dammi una sciacquata a questo che mi serve subito!" Quel contenitore lo avrò lavato 30 volte poi con Lello abbiamo aperto una bella bottiglia di vino bianco, ci siamo messi sull'altro lato della cucina con Cristiana e vai con bruschette di ogni tipo! Eravamo incantati dalla calma zen dello chef "Fra poco arrivano i corsisti e noi siamo in linea!" Oh meno male la bruschetta sennò in linea me ce trovavano distesa. Morire nella cucina di Hans e Gretel o quella di Heinz Beck per calo di zuccheri improvviso. A Rendola mi ricordo che lo chef diceva siamo in "Sintonia" ma il lavapiatti straniero ripeteva "Sinfonia, Sinfonia" oh ragazzi certe cantate!!!! Il menù è facile ma è articolato, ben strutturato, poi Marcello ha le sue salse che crea con verdure e spezie di ogni genere. "Veliaaaaaaaa per favore mi dai una sciacquata a questo? Mi serve subito! " Si chef arrivo!". Ora qui dipana la matassa, Marcello molto seriamente mi dice "Velia, prendi la pagnotta del pane, quella tonda e fallo a 65!" Ora io non è perchè sono ignorante ma forse peggio. Quel 65 mi aveva mandato fuori strada, "Mi dicevo ma tagliato come? cioè sto 65 è un diametro, un raggio, una circonferenza un pi greco?" Mi sono ripresa con molta disinvoltura. "Chef non sono capace facciamolo fare alle cameriere che le vedo preparate!" Loro non si sono smosse, hanno iniziato a tagliare il pane con relax e a 65 fette. Ma che diavolo di diametro??? "Il filetto di maiale sta a 58?" tutti annuiscono dopo aver guardato l'interno "Si chef a 58". OK mi decido voglio un goniometro, un uncinetto e della lana e mi metto da parte perchè non ci sto capendo più nulla. Ho solo il problema che Mimi non ha l'umido per cena e di certo non posso darle il maialino a 58 per poi farle venire lo squaraus e profumare la stanza con chanel numero 5. Lello si prepara, Cristiana pure. "Scusate facciamo un salto all'esselunga e poi passiamo a prendere Titti che arriva col treno delle 16. Voi iniziate il corso e poi torniamo". Ragazzi la strada che congiunge l'agriturismo al centro è contorta, abbiamo preso come punti di riferimento carte mortuarie, sto Franco poverino che si era spento serenamente, pace all'anima sua ci ha dato il segnale, qui si girà e poi dritti all'esselunga. Panni stesi per 200 metri verso il paesotto, Franco sta anche qui attaccato su di un muro prima di entrare al centro. in paradiso tesoro tutti gli angeli ti invocano perchè sei il miglior gps della storia. Ma la Esselunga è lunga, 40 casse, per trovare una scatoletta per mimi ci vuole la guida con un cane da tartufi ma Lello con la sua grande fiolofia " ma chi ci corre dietro? Guagliò con calma con calma! Poi nu bell cafè e andiamo a prendere Titti alla Stazione e ce ne torniamo di nuovo!" Io ho solo una consapevolezza: ho trovato l'umido o scatoletta a sorpresa per Mimì, ho preso il caffè, mi sono mezza imbambolata davanti ad un negozio di abbigliamento che Hashatagga #ansia, sto aspettando con Cristiana che Titti fuoriesca dal treno. Lello legge il giornale "Guagliò ma simm proprio certi che Titti arriva in tempo oppure ce ne iamm a fa na pizza al centro?" ed io "veramente ho fame anche io, però appena arriva la nostra rossa del cuore (Titti Dell'Erba)torniamo all'agriturismo, vediamo come butta in cucina e poi facciamo un ape-merenda! Ti va?"- Lello da gran signore e da napoletano 100% se ne esce "Guagliò in cucina non pò butta malamente dopo che ho sgusciato 200 gamberoni...eh no!" Titti Dell'Erba arriva puntuale sul binario uno, del treno intercity dalle 50 sfumature di rosso, ho il cellulare scarico e non posso fare foto. Ma siamo in auto e tutte allineate per andare a fare il corso con il solito fuso orario di ritardo. Titti è giornalista, event organizer presso Ristoworld Italy, ed è una donna di una dolcezza incredibile. Al momento dell'arrivo nella Indipendence Room sa che dovremmo dividerci la camera, sa che ho una cane, piccolo ma è pur sempre "un dog in the room". Le temperature nella nostra dependance sono quasi tropicali, vedo già che l'atmosfera cambia, la camera si rivela ancora più accogliente con le luci della sera. Ore 16,3o torniamo tutti in cucina, si aggiungono i corsisti. Io cerco solo di coordinare le pentole ed i fornelli, so che sono a completa disposizione dello chef. La fame prende risvolti inaspettati per alcuni di noi. Luca Puzzuoli ideatore della manifestazione di Risate & Risotti e dell'evento correlato al Mulino del Gusto, ha già indossato la giacca da chef e da attore comico. Si divide tra sala e cucina, si giostra per tenere sotto controllo le prenotazioni per la cena "Dovremmo essere 70 all'incirca!" ed io "ma il pane al goniometro sta a 65 pezzi perciò comunica con lo chef sennò mi tocca tagliare il resto con il compasso!". I corsisti si portano avanti con le verdure, poi se la vedono con salse, tartarre di salmone, davanti a me passa tanto di quel ben di Dio che non assaggiare sarebbe un peccato. Ma durante la lezione non si può perdere concentrazione ma se c'è un concentramento di affamati bisogna attuare il piano B. Il piano B prevede il riscaldamento del forno adiacente al bar, io mi piazzo lì davanti, scaldo pizza al testo, riscaldo cotechino, stappo vino e vedo Lello già cambiare colore "Guagliò ma sta cucina Zen allora funziona, un aperi-merenda non ci sta male!". Luca mi segue passo passo, cambia colore anche lui perchè il calo di zuccheri improvviso richiede un mega carboidrato ed un bel grasso animaloide. Ogni tanto sento Marcello chiamare dall'altro lato "Veliaaaaa, per favore mi devi sciacquare questoooooooooooooo!" "Arrivo chef!" Credo di aver lavato il contenitore del Bimbi una trentina di volte, aver ridotto, tramutato, tritato, fumato anche le erbe del vicino. Dopo il terzo bicchiere di vino stiamo più in Sinfonia che in Sintonia, a noi va bene che i corsisti apprendano, ci aiutino a preparare parte della cena. Ma da me non passa solo il Bimbi ma anche i vassoi di ceramica che pesano 5 kg e dentro non c'entra nulla se non 10 pomodorini fatti al forno. Lo chef è stato chiaro "Quelli non mi piacciono e li togliamo". Cristiana aveva fatto la cernita come io stavo cercando di riparare il taglio dei carciofi "perchè lo chef vuole il cuore del carciofooo!" Oramai mi sento "in charge" o in "Re-charge", ho il compito di controllare i corsisti, di mantenere il lavello in ordine, di rassettare ogni piano. Sono una vera Colf per un giorno, arruffata, senza barbatrucco ma con la forza di un titano fatto di titanio. Mi sento sulla prua del Titanic, se affondo so che sarà tra piatti e pentole, Cenerentole si nasce e non ci si diventa dall'oggi al domani. I corsisti lasciano la cucina alle 19,00 il tempo necessario per darci i veri compiti come si fa in una brigata di cucina. Ci siamo contati "Siamo in tre, non so se è preoccupante oppure è solo la sensazione che devo riprendere il goniometro ed il metro della signora Anna!". No non siamo soli, Sonia la proprietaria del Mulino fa arrivare tre splendide fanciulle, serviranno a tavola e daranno una mano durante il servizio laddove serva: Cinzia, Silvia ed Alice i nostri angeli custodi. To be continued/